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RICERCA CONTINUA
di Giampaolo Riva

Il viaggio esplorativo che abbiamo iniziato nel reparto sviluppo dei motori Ducati, descrivendo la sua metamorfosi e che abbiamo continuato spiegando il processo di verifiche alle quali viene sottoposto un propulsore prima che arrivi alla produzione, termina con la descrizione delle attività di ricerca svolte da un gruppo di giovani e preparati ingegneri, coordinati dall’Ing. Cugnetto responsabile del reparto stesso.
Tali attività vengono effettuate per indagare l’efficacia di particolari modifiche fatte sui singoli componenti dei motori di serie, con la finalità di ottimizzare i rendimenti e migliorare l’affidabilità.
Nel corso di queste ricerche, vengono anche analizzate e testate delle strumentazioni innovative che possono poi essere utilizzate nel lavoro di routine del reparto, portando evidenti benefici sulla qualità del prodotto finale.
Di seguito, descriviamo in sintesi le attività di ricerca, che possono essere così suddivise: analisi dell’andamento della pressione in camera di combustione, sua correlazione con quella nel sistema di aspirazione e scarico, metodologie di analisi dei gas di scarico, simulazione con il banco dinamico, misura delle vibrazioni, misure estensimetriche, tecniche di flussaggio con analisi dei moti turbolenti nel cilindro, misure di posizione.
La rilevazione della pressione in camera di combustione, viene utilizzata principalmente per valutare la “parte calda” del motore (cioè i gruppi termici formati da: testa, cilindro, pistone, condotti di aspirazione e scarico, profili camme e relative fasature).
Il primo fondamentale elemento che è possibile ottenere con la misura della pressione in camera (il sensore è inserito nel volume di combustione della testa) è il ciclo indicato, che mostra l’evoluzione della pressione stessa in relazione alla variazione del volume nel cilindro, dovuta al movimento del pistone.
Questo diagramma è fondamentale per determinare il lavoro generato dal propulsore (individuato dall’area superiore del ciclo) e quello di pompaggio perso (individuato dall’area inferiore del diagramma e speso cioè per introdurre la miscela aria-combustibile all’interno del cilindro ed evacuare dallo stesso i gas combusti).
Con il ciclo descritto è possibile determinare la Pressione Media Indicata presente nei cilindri, intimamente legata al lavoro utile che effettivamente il motore fornisce durante le quattro fasi di funzionamento (sostanzialmente quello generato meno quello perso). Il segnale di pressione in camera è importante anche per avere delle indicazioni sul processo di sviluppo della combustione della miscela aria-benzina.
Se si relaziona, infatti, l’andamento di tale pressione con i gradi di rotazione dell’albero motore, è possibile costruire la curva della frazione di massa della miscela bruciata. Essa permette di capire come si sviluppa il processo di combustione dall’istante in cui scocca la scintilla tra gli elettrodi della candela.
E’ dunque possibile fare delle valutazioni indirette sui moti turbolenti in camera, sulla propagazione del fronte di fiamma, sulla densità della miscela e sulla sua concentrazione intorno alla candela stessa. Tali valutazioni sono ovviamente correlate con diversi parametri, come ad esempio la forma e le dimensioni della camera di combustione, per i quali è dunque possibile testare i miglioramenti, ottenuti con alcune specifiche modifiche.
La pressione in camera di combustione, correlata con il movimento angolare dell’albero motore, consente anche di indagare gli effetti dell’anticipo dell’accensione sul valore massimo raggiunto dalla pressione stessa e sull’andamento della sua curva. Questa analisi permette, dunque, di mettere perfettamente a punto il sistema di accensione e consente di analizzare in modo approfondito il fenomeno della detonazione (chiamato in gergo battito in testa a causa del caratteristico rumore che provoca), rilevando quali sono le condizioni limite di funzionamento in cui si verifica.
Dal segnale di pressione è infatti possibile capire quando si presenta la detonazione (pericolosissima poiché mette a rischio l’integrità meccanica delle parti del motore direttamente coinvolte nel processo di combustione), evidenziata da un andamento frastagliato della curva nella zona del suo massimo valore.
Una strumentazione specifica è in grado di processare questo segnale e di isolare la sua componente, dovuta unicamente al battito in testa. Controllando l’intensità di tale componente, si può poi stabilire se il fenomeno assume proporzioni pericolose o se è tollerabile. La strumentazione di controllo può fare anche delle valutazioni sul numero di volte che la detonazione si presenta, ottenendo un ulteriore fondamentale parametro impiegato ancora per identificare l’effettiva pericolosità.
Sempre per rilevare il battito in testa è possibile utilizzare un particolare accelerometro, realizzato con un cristallo di quarzo, che messo in movimento dalle vibrazioni, genera un segnale di tensione (effetto piezoelettrico). Tale tensione ovviamente è causata sia dalle vibrazioni dovute al movimento degli organi meccanici, che da quelle provocate da una combustione anomala (appunto la detonazione). Poiché quest’ultime hanno frequenze caratteristiche, è possibile isolare le relative componenti nel segnale di tensione, utilizzando particolari filtri elettronici.
L’analisi dell’ampiezza di tali componenti permette poi logicamente di fare delle valutazioni sull’intensità della detonazione, esattamente come accade nel processo del segnale di pressione in camera. Una terza attività, che può essere condotta sfruttando la correlazione della pressione nel cilindro con quella presente nel sistema di aspirazione e scarico, permette invece di fare interessanti valutazioni in funzione della posizione angolare dell’albero motore.
E’ infatti possibile studiare l’andamento delle pulsazioni di pressione nel sistema aspirazione – cilindro – scarico, per capire in quali condizioni esso può favorire le prestazioni del motore (l’analisi assume naturalmente un'importanza determinante nell’incrocio tra fase di scarico e quella di aspirazione e nei punti in cui si stanno chiudendo le valvole di aspirazione e scarico).
Per monitorare l’inquinamento del motore, anche al di fuori della sua zona di funzionamento imposta quando si applica il ciclo di omologazione previsto dalle attuali normative, si effettuano attività particolari relative all’analisi dei gas.
Brevemente, si ricorda che il ciclo di omologazione per gli inquinanti prevede di mantenere delle specifiche velocità del veicolo per determinati intervalli di tempo, durante i quali vengono misurate le sostanze nocive emesse allo scarico e limitate dalla normativa.
I test messi a punto nel reparto sviluppo motori della Ducati, vengono logicamente effettuati con il banco prova dinamico, che permette di riprodurre diverse condizioni di funzionamento del motore, presenti nell’uso reale della moto. Specifici software elaborano i dati rilevati dagli analizzatori dei gas di scarico e consentono di risalire al peso di inquinanti prodotti per chilometro percorso (g/Km).
Con la metodologia di indagine appena descritta è ovviamente possibile far funzionare il propulsore in modo da riprodurre anche il ciclo di omologazione, rilevando sempre gli inquinanti prodotti in g/Km.
I tecnici possono così fare le prime valutazioni che aiuteranno nella successiva procedura di messa a punto complessiva del veicolo, che comprende anche l’analisi della guidabilità del mezzo (e cioè la fluidità dell’erogazione in tutte le condizioni di utilizzo, relazionata anche con le massime prestazioni raggiungibili e l’inquinamento generato).
E’ ovvio che il banco dinamico è uno strumento di fondamentale importanza, poiché oltre a simulare qualsiasi condizione di funzionamento del propulsore, permette di controllare perfettamente quelle al contorno (tipicamente le temperature e le pressioni), che inevitabilmente influenzano i risultati dei test.
In questo modo, quando occorre quantificare i miglioramenti introdotti con delle modifiche apportate sul motore, è possibile valutare i risultati ottenuti unicamente in base alle modifiche stesse (tali risultati non sono cioè “inquinati” da parametri variabili non controllati).
Questo banco viene utilizzato per determinare, sempre in condizioni simulate e perfettamente riproducibili, anche la reale portata d’aria aspirata dal motore, influenzata non solo dalla caratteristica fluidodinamica dei condotti della testa e più in generale dal rendimento volumetrico del propulsore, ma anche dall’air box e dai tubi che lo collegano con le prese dinamiche di ammissione, posizionate sul cupolino.
Questa misura viene effettuata utilizzando un grande volume (necessario per riprodurre le condizioni stazionarie di aspirazione del motore in atmosfera), all’ingresso del quale è posizionato un misuratore di portata.
Essa permette dunque di valutare l’efficacia delle modifiche apportate ai sistemi di aspirazione, verificando, in condizioni reali, se effettivamente è aumentata l’aria che il motore è in grado di introdurre all’interno dei cilindri, mentre viene miscelata col carburante nebulizzato dagli iniettori (gestiti dal sistema controllo motore).
Le attività di ricerca effettuate nel reparto sviluppo motori della Ducati, coordinate dall’Ing. G. Cugnetto, sono finalizzate anche allo studio delle vibrazioni. Le rilevazioni vengono utilizzate in sede di progettazione, per limitare il livello delle vibrazioni stesse, che hanno influenza non solo sul comfort, ma anche sulla affidabilità di particolari componenti del motore, a causa delle sollecitazioni meccaniche provocate.
Così, ad esempio, si misurano le vibrazioni torsionali dell’albero motore, utilizzando degli encoder (sensori di posizione angolare) montati sulle sue due estremità (sostanzialmente questi dati vengono messi in relazione per analizzare le ampiezze dei loro sfasamenti e le dinamiche degli stessi). In altri casi, con gli accelerometri piezoelettrici, si rilevano le vibrazioni che si generano sui gruppi termici del motore e che possono provocare danni agli elementi ad essi collegati (esempio: le bobine a sigaro inserite nel pozzetto della candela). Le misure estensimetriche permettono invece di monitorare la sollecitazione (la tensione) cui vengono sottoposti particolari componenti del propulsore, come ad esempio i prigionieri che consentono di fissare il cilindro e la testa sul carter del motore e che sono sottoposti a trazione, non solo a causa della coppia di serraggio, ma anche dalla pressione che si genera nel cilindro durante la combustione.
Le tecniche di flussaggio vengono invece effettuate con un particolare banco (detto appunto di flussaggio), in grado di rilevare la portata d’aria che attraversa i condotti di aspirazione e scarico. Naturalmente, i test non vengono fatti unicamente per ottimizzare la forma di questi condotti (determinante specialmente in prossimità delle sedi valvole), ma anche per indagare sui moti turbolenti che si generano all’interno del cilindro.
Tali moti (tipicamente di swirl o tumble) influenzano in modo sostanziale la combustione e dunque il funzionamento del motore (la sua prestazione, la fluidità dell’erogazione e la generazione degli inquinanti).
Infine, descriviamo brevemente le misure di posizione finalizzate a ricerche di diversa natura, tra le quali possiamo, ad esempio, citare quelle relative al sistema della distribuzione. Durante questi test viene usato il banco di motoring (il propulsore spento è trascinato da un motore elettrico) e si analizza il movimento della valvola per capire i reali moti generati dal sistema desmodromico.
Importantissimo è lo studio dei rimbalzi del fungo sulla sede dopo che è avvenuto il loro primo contatto. Queste indagini permettono infatti di progettare le camme e i bilancieri in modo da migliorare sensibilmente l’affidabilità della distribuzione utilizzata sui motori Ducati.

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