MENU

SOSPENSIONI ANDREANI
Di Lorenzo Miniati

Le sospensioni sono uno di quegli aspetti delle moto sui quali si sente dire tutto e il contrario di tutto. C’è chi, una volta ritirata la moto nuova dal concessionario non ci percorre neanche un metro prima di essersi personalizzato, magari a tavolino, la taratura di forcella e ammortizzatore e chi, invece, non fa neanche caso al fatto che il proprio mezzo sia provvisto o meno di possibilità di regolazione, concentrandosi esclusivamente sulla guida.
Ci sono poi i teorici, quelli che si affidano esclusivamente alle leggi che governano la fisica per adattare il comportamento della motocicletta all’utilizzo cui è destinata, senza curarsi minimamente delle sensazioni che questa trasmette.
Insomma, della serie “chi più ne ha più metta”, trovare qualcuno che affronta questo delicato argomento con un approccio rigoroso è tutt’altro che facile, per questo ci è sembrato giusto fare un po’ di chiarezza rivolgendoci a chi, col mondo delle sospensioni, vanta un’esperienza di quasi vent’anni.
Mirko Ferri è infatti il capo tecnico dell’Andreani Group, azienda assai conosciuta nel settore per la vendita di componenti after market e per l’assistenza sui campi gara a livello nazionale e internazionale, sia per quanto riguarda il fuoristrada che la velocità su pista. In pratica, Ferri fa questo mestiere fin da quando Giuseppe Andreani, detto Beppe, ha deciso di intraprendere l’attuale attività, vale a dire 18 anni or sono. Mirko segue tutte le gare di campionato italiano e mondiale, oltre ad essere colui che decide le tarature di partenza delle sospensioni che vengono affidate ai vari team. Insomma, uno che di forcelle e ammortizzatori se ne intende…
A lui abbiamo chiesto di spiegarci sia gli aspetti conosciuti sia quelli meno noti che caratterizzano le sospensioni da moto, partendo da come sono fatte e proseguendo con i loro principi di funzionamento, per concludere, poi, con la relativa procedura di messa a punto, facendo riferimento alla sua personale esperienza maturata in anni di militanza sui campi gara. Esperienza che, comunque, in un secondo momento, viene naturalmente messa a frutto del prodotto di serie. Ma procediamo con ordine: partiamo, innanzi tutto, col dire come sono fatte le sospensioni di una moto.
“Direi di partire dall’ammortizzatore, - è l’esordio di Mirko - visto che il suo principio di funzionamento è forse più semplice, anche se poi viene fondamentalmente riproposto, con piccole variazioni, sulla forcella. Il vantaggio, in questo caso, è che i vari componenti sono maggiormente visibili, primo tra tutti l’elemento ammortizzante, vale a dire la molla. Per rendere le cose ancora più semplici, potremo fare riferimento a un modello di moto ben preciso, ad esempio la sportivissima Ducati 999R

 
 

Oltre alla molla, infatti, il proprietario di questa ipotetica moto, vede dall’esterno i vari registri per le regolazioni. Ne esistono di tre tipi: compressione, estensione e precarico. Partiamo dalla prime due: in questo caso esse sono regolabili tramite degli appositi registri a pomello, dislocati rispettivamente sulla sommità del serbatoio di pressurizzazione del gas e sul fondo dell’ammortizzatore stesso, mentre in merito al precarico, esso può essere variato o tramite la classica ghiera, un po’ scomoda in verità, o attraverso un pomello che aziona un dispositivo idraulico. In più, non abbiamo detto che la moto in questione è dotata di un sistema di leveraggi della sospensione posteriore che permette di variare l’altezza del retrotreno.
Alcuni modelli, viceversa, non ne sono provvisti, ma è possibile comunque modificare questo parametro grazie all’ammortizzatore stesso, qualora questo sia in grado di variare la propria lunghezza, detta anche interasse.”
Mirko fa poi riferimento a una particolarità del freno idraulico in compressione piuttosto importante, vale a dire quella di essere regolabile, su alcuni modelli, sia alle alte che alle basse velocità. Qualcuno potrebbe chiedersi, a questo punto, perché anche il freno in estensione non sia provvisto di tale possibilità: “Perché attraverso la telemetria - spiega Ferri - abbiamo visto che, sia su strada che su pista, quando si ha un problema al freno idraulico dell’ammortizzatore, 99 volte su 100, questo è relativo alla fase di compressione. Il perché è abbastanza intuibile: mentre la compressione è influenzata da fattori esterni, vedi buche o quant’altro, l’estensione dipende quasi esclusivamente dalla molla, che non cambia. Quindi, una volta scelta la molla adeguata e messo a posto il freno in estensione, è difficile dover andare a modificarlo. Non solo, anche intervenendo moderatamente sul precarico molla, nella maggior parte dei casi, non è necessario toccare il freno in estensione.” Per ora abbiamo dunque elencato le caratteristiche osservabili dall’esterno, ma com’è fatto, dentro, un ammortizzatore?
L’ammortizzatore nasce in conseguenza dello schema che caratterizza la sospensione della moto che va ad equipaggiare. Le sue caratteristiche di lunghezza, ingombri, costante elastica della molla ecc, vengono inizialmente studiati a tavolino in base alla configurazione dei leveraggi, del forcellone e delle spinte che la ruota posteriore trasmette attraverso questi elementi all’ammortizzatore stesso. Una volta definite le caratteristiche meccaniche, viene poi definita anche la parte idraulica. Quest’ultima è composta da un corpo principale…

L’articolo completo è disponibile sul numero di marzo di “Tecnica delle Moto Italiane”
 



 

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

MD Dossier

Annata 2002
Annata 2003
Annata 2004
Annata 2005
Annata 2006
Annata 2007
Annata 2008


Tecnica delle Moto Italiane

Collezione completa






E-MAIL

   


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati