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APRILIA SXV e RXV 4,5 e 5,5
Di Gianpaolo Riva

Il bicilindrico off-road dell’Aprilia ha fatto molto scalpore quando è stato presentato al pubblico e alla stampa specializzata. Il progetto è infatti caratterizzato da elementi in forte contrapposizione rispetto ai classici monocilindrici protagonisti indiscussi nel Cross, nell’Enduro e nel Supermotard. Il padre di questo motore (prodotto in due cilindrate) e dei due veicoli che lo adottano (la RXV e la SXV) è L'Ing. Ampelio Macchi, che desideriamo ringraziare per la disponibilità che ci ha mostrato, descrivendoci i segreti delle sue creature.
Il tecnico ha iniziato il nostro colloquio sottolineando che una sua precisa scelta è stata quella di realizzare una moto che rompesse con gli schemi consueti, caratterizzati come abbiamo già detto dall’uso di propulsori monocilindrici, inseriti in classici telai tubolari con monotrave superiore. L’idea di fondo che lo ha guidato è stata perciò quella di creare un’unità motrice con due termiche che avesse un ingombro e un peso (solo 32 Kg nella configurazione di serie) del tutto comparabile con quelli che caratterizzano i propulsori con un solo cilindro, ma con prestazioni decisamente superiori. Inoltre, il veicolo doveva possedere una luce a terra considerevole e una larghezza molto contenuta.
Insomma, chi fosse salito sulla moto dell’Aprilia, non avrebbe dovuto accorgersi, se non per la potenza e la coppia, che stava utilizzando un veicolo diverso dal classico mono.
Dunque, le possibilità di superare dossi, guadi, o di inserirsi in stretti canali, dovevano rimanere immutate o addirittura migliorare rispetto alla concorrenza.
La sfida era veramente difficile ed è chiaro immaginare come tutto il progetto sia stato fortemente influenzato dagli aspetti dimensionali. Ad esempio, L'Ing. Macchi osserva che l’angolo incluso tra la “V” dei cilindri è di 77° e non i più canonici 75°, proprio per permettere un miglior alloggiamento degli organi ausiliari, tra i quali la pompa dell’olio. L’equilibratura del manovellismo non è dunque perfetta, ma questo non ha un’importanza fondamentale su una moto come la SXV o la RXV, nate per le competizioni.
 

Ovviamente, l’ipotesi dell’impiego di un albero di bilanciamento non è nemmeno stata presa in considerazione. Questa soluzione avrebbe infatti incrementato il peso e le dimensioni, dunque era improponibile. Si noti, inoltre, che il 450 cc (4.5) e il 550 cc (5.5) usano lo stesso carter motore, dunque l’albero di manovella del propulsore di maggior cilindrata deve avere mannaie con dimensione molto contenute.
Per equilibrarlo, infatti, sono state utilizzate delle piccole pastiglie di Mallory (una lega in tungsteno a elevata densità, applicata agli organi in rotazione quando non è possibile aumentare eccessivamente le dimensioni dei contrappesi).
Per passare da 450 cc a 550 cc è stata variata sia la corsa (da 49,5 mm a 55 mm) che l’alesaggio (da 76 mm a 80 mm), poi sono stati ridefiniti i pistoni, i cilindri, le bielle e, ovviamente, il diagramma della distribuzione, mentre le teste rimangono le medesime per entrambi i propulsori. Il contenimento dell’altezza dei gruppi termici è stato ottenuto anche grazie all’adozione di bielle con interasse corto (94 mm per il motore 4.5 e 98 mm per il 5.5, realizzate in titanio per le competizioni e in acciaio stampato per i propulsori di serie), anche se ciò comporta una consistente spinta laterale del pistone sul cilindro ma, sempre nell’ottica delle competizioni, questo fatto non è determinante. Il tecnico Aprilia sottolinea, infatti, che la SXV e la RXV sono moto da competizione, costruite dunque senza compromessi. Da questo progetto nascono poi le versioni omologate per l’uso quotidiano.
I possessori delle Aprilia off-road utilizzano quindi dei veicoli sufficientemente addomesticati per circolare sulle strade aperte al traffico, ma con un elevatissimo potenziale prestazionale e progettate con le tecnologie più raffinate (il costruttore veneto fornisce comunque una linea di accessori dedicati, per modificare le moto e renderle adatte per l’uso agonistico). Come già affermato, il progetto ha come obiettivo finale le prestazioni, il contenimento delle dimensioni e del peso.


 


Così, ad esempio, la distribuzione è realizzata con due catene, una associata al cilindro anteriore e una a quello posteriore, mosse da un albero ausiliario posizionato tra la “V” dei cilindri, a sua volta comandato dal quello motore (ciascuna catena scorre sul lato esterno del motore, dunque non sono affiancate).
Con questa impostazione è stato possibile contenere il diametro delle ruote dentate montate sugli alberi a camme e, dunque, anche le dimensioni dei coperchi valvole, poiché la riduzione dei giri viene fatta sull’ingranaggio che accoppia l’albero a manovella con quello ausiliario.
Naturalmente, ogni gruppo termico ha una sola camma, anche se le valvole sono quattro, due di aspirazione (con fungo di 29 mm di diametro), comandate tramite bicchierini, e due di scarico (con fungo di 26 mm di diametro), azionate da un bilanciere con doppio dito, che prende il moto dal lobo centrale della camma tramite l’interposizione di un piccolo rullo (si massimizza il rendimento meccanico poiché gli attriti sono molto bassi).
Il bilanciere ha consentito di usare valvole di scarico con gambo più corto rispetto a quello dei medesimi elementi di aspirazione. Le estremità delle teste esterne alla “V” sono perciò basse, con evidenti vantaggi dimensionali.
Si noti, infine, che le valvole sono in titanio, quindi il materiale utilizzato per le sedi e per le guide è specifico, poiché deve sopportare una consistente azione di usura. Anche la lubrificazione del motore bicilindrico dell’Aprilia è molto particolare. Per il propulsore è ovviamente a carter secco ed è separata da quella della trasmissione. La pompa dell’olio a doppio stadio pesca il lubrificante dal fondo della camera di manovella, lo invia al serbatoio esterno installato dietro al cannotto di sterzo e da qui lo ripesca per mandarlo in pressione ai perni di banco, a quello su cui agiscono le bielle e nella parte alta della testa (albero a camme, bicchierini, bilanciere).
Si noti che i tubi che collegano la pompa con il serbatoio sono incassati, nel vero senso della parola, all’interno del carter sinistro del propulsore che copre il volano. In questo modo, si ottiene la massima integrazione e il contenimento delle dimensioni…

 

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