BENELLI 6 CILINDRI
Sei cilindri sono proprio un pesante fardello da portare in giro per una motocicletta. E qualcuno dirà anche inutile. Sulla base di mere considerazioni di funzionalità ed essenzialità, potremmo anche essere d’accordo: ma se veramente l’architettura motociclistica dovesse seguire questa linea di pensiero, probabilmente ci muoveremmo tutti su piccole motociclette monocilindriche.
E fu così che, negli anni della massima sperimentazione motoristica, ai progettisti sembrò opportuno, anzi quasi indispensabile, che le future moto sportive dovessero guardare a un frazionamento maggiore del classico quattro cilindri.
Col senno di poi abbiamo ben realizzato che alla fin dei conti le sei cilindri sportive degli anni ’70 e seguenti non furono altro che un esercizio di stile e tecnologia volto più che altro alla ricerca di prestigio nell’affollato panorama motociclistico dell’epoca.
Solo in quest’ottica si può giustificare la plurifrazionata di Casa Benelli, fortemente voluta da Alejandro De Tomaso, il nuovo proprietario della Casa pesarese a partire dal 1971.
Ad ogni modo, prescindendo da qualsiasi considerazione o giudizio su questa e altre scelte di quegli anni, ciò che veramente ci interessa in questa sede è l’aspetto puramente tecnico: da questo punto di vista, la Benelli Sei rappresenta un eccezionale e affascinante pezzo di meccanica, ancora oggi molto ricercata e amata dagli appassionati.
Vediamo anzitutto quali ragioni possono spingere alla scelta di un frazionamento della cilindrata in sei cilindri. Supponiamo anzitutto che il termine di paragone sia un quadricilindrico, configurazione questa che già in quegli anni iniziava a mostrarsi come la nuova frontiera per il raggiungimento di potenze specifiche più elevate.
A parità di cilindrata totale, il sei cilindri presenta, come è evidente, il vantaggio di avere ogni due giri dell’albero motore due fasi attive in più, vale a dire una ogni 120° invece che ogni 180°: il funzionamento del motore risulta quindi più uniforme, in quanto più uniforme è l’erogazione della coppia motrice.
Secondariamente, almeno in linea di principio, un frazionamento maggiore permette, a parità di cilindrata totale, di raggiungere una potenza specifica superiore, atteso che le masse in moto alterno (pistoni e bielle) essendo più piccole hanno peso inferiore, e quindi minore inerzia, a vantaggio del raggiungimento di regimi di rotazione più elevati (superfluo qui ricordare a chi fosse distratto che la potenza è matematicamente data dal prodotto della coppia per la velocità di rotazione).
Rimanendo nell’ambito dell’architettura “sei in linea”, la già citata disposizione delle manovelle equilibra perfettamente le forze centrifughe sull’albero motore, dato che si generano tre vettori uguali e disposti radialmente a 120°.
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Annata 2002 |
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