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DUCATI 1098: la Tecnica
Di Gianpaolo Riva

Da un punto di vista tecnico ciò che senza dubbio impressiona maggiormente nella nuova Ducati 1098 è il motore denominato Testastretta Evoluzione (TSE). La ciclistica di questa nuova moto è ovviamente stata sviluppata rispetto a quella della 999, ma sostanzialmente mantiene immutate alcune classiche caratteristiche, proprie delle recenti moto sportive nate a Borgo Panigale. Il propulsore è invece stato progettato applicando massicciamente un concetto basilare dell’ingegneria, ovvero la ricerca “dell’ottimo”, ampiamente dibattuto e analizzato in molte materie di carattere tecnico. Sul TSE (“figlio” del Testastretta, detto anche TS) sono dunque state raggiunte elevate prestazioni, riducendo però costi, dimensioni e pesi.
Con questo non si vuole affermare che in Ducati non sia mai stata ricercata la sintesi migliore tra aspetti progettuali contrastanti, ma sicuramente tale obiettivo non era mai stato perseguito con così grande accanimento, forse a causa della continua influenza delle corse dove, come è noto, molte volte si sacrifica il budget pur di ottenere più cavalli e meno peso.
Per contenere la lunghezza dei gruppi termici del TSE, e dunque lasciar più libertà ai progettisti nella definizione delle quote fondamentali della ciclistica, sono stati abbassati gli alberi a camme di scarico rispetto a quelli di aspirazione. Tale soluzione fu già adottata nelle ultime versioni del Desmoquattro e impone la riduzione della lunghezza del gambo delle valvole di scarico rispetto a quella del gambo delle valvole di aspirazione.
La testa di ciascun cilindro del TSE ha una specifica fusione che comprende tutte le cartelle della distribuzione (sul TS erano separate), riducendo drasticamente il numero degli elementi da assemblare e i pesi. Il cannotto della candela non è più asportabile, ma è ora integrato ed è realizzato in alluminio (sul TS era un particolare in acciaio fissato tramite viti). I perni dei bilancieri sono uniformati, semplificando notevolmente l’insieme della distribuzione.
Ciò significa anche che eventuali variazioni sull’interasse valvole, necessarie per costruire diverse versioni del motore, possono essere ottenute lavorando a macchina in modo adeguato gli spallamenti dei bilancieri.
Quest’ultimi, come i perni, non devono perciò essere modificati, riducendo conseguentemente in modo sensibile la diversificazione degli elementi presenti nelle varianti del motore, che verranno sviluppate nel prossimo futuro (incremento e decremento di cilindrata). Molta attenzione è stata posta nella definizione del circuito di lubrificazione, che rispetto a quello del TS è stato semplificato.
Non ci sono più i tubi esterni che portano l’olio alle teste (la loro presenza caratterizzava da sempre i precedenti motori Ducati a quattro valvole per cilindro).
Sono perciò stati ricavati dei condotti specifici che corrono all’interno della fusione del cilindro e della testa. L’olio entra negli alberi a camme (che sono ovviamente cavi) e da qui, tramite forellini, esce dai lobi per estendersi sulla loro superficie a contatto con quella dei bilancieri. Vengono lubrificati anche i supporti degli alberi a camme stessi, ricavati direttamente nell'alluminio della testa.
E’ stata invece eliminata la circolazione forzata dell’olio nell’accoppiamento perno–bilanciere, poiché i tecnici hanno appurato essere superflua, grazie all'abbondante presenza di lubrificante nel volume superiore della testa.
Dunque, tali perni non devono essere forati, migliorando la loro resistenza meccanica e contenendo i costi di lavorazione.
Le principali ottimizzazioni descritte (ne sono state effettuate altre addirittura sulle singole viti), hanno permesso di ridurre il peso di ciascuna testa di quasi tre chili, rispetto a quello posseduto dagli analoghi elementi dei gruppi termici utilizzati sul propulsore della 999. Va sottolineato che tale risultato è stato ottenuto senza dover impiegare materiali pregiati come, ad esempio, il titanio per le valvole.
Per migliorare le prestazioni del TSE rispetto a quelle del TS è stato fatto un grande lavoro sulla definizione dei condotti e sui corpi farfallati.
Senza praticamente variare l’angolo compreso tra le valvole (è diminuito di soli 0,7°) sono state notevolmente ridotte le dimensioni dei bilancieri di chiusura, ma specialmente quelle dei bilancieri di apertura del sistema desmodromico.
Gli ingombri si sono perciò sensibilmente ridotti e questo ha permesso di “verticalizzare” in modo considerevole i condotti di aspirazione, facendo migliorare molto la respirazione del motore.
Infatti, considerando che il diametro delle valvole del TSE (42 mm all’aspirazione e 34 mm allo scarico) è identico a quello delle valvole del TS usato sulla 999R MY 05 (l’ultima serie commercializzata), la portata assoluta che attraversa i condotti del nuovo propulsore è decisamente aumentata rispetto a quella che caratterizza la più potente versione del Testastretta.
La maggiore respirazione del nuovo propulsore è da attribuire anche al fatto che i corpi farfallati ricalcano perfettamente la sezione ovale del tratto iniziale dei condotti di aspirazione (caratteristica direttamente derivata dal motore Superbike). Da notare che l’area di tale sezione è pari a quella circolare che si otterrebbe con un diametro di ben 60 mm.
La nuova dimensione dei bilancieri del sistema desmodromico e la loro nuova posizione in ciascuna testa con la conseguente “verticalizzazione” dei condotti di aspirazione (inclinati di 45° rispetto al piano di unione cilindro-testa) ha permesso inoltre di posizionare in modo perfettamente parallelo i due corpi farfallati, rendendo di fatto il completo circuito di aspirazione una “gola profonda” che si “tuffa” praticamente dritta nel cilindro.
Purtroppo, però, la teoria afferma che questi andamenti capaci di far ottenere elevate portate di aria introdotte nell’unità termica, generano quasi sempre una limitata turbolenza (prevalentemente di tipo tumble nel TSE), influenzando negativamente il processo di propagazione della combustione. Per questo motivo, i tecnici hanno utilizzato un rapporto di compressione con valore non eccessivo.
Con questa scelta cautelativa si scongiura, infatti, ogni possibilità di generazione del pericolosissimo fenomeno della detonazione, che è bene ricordarsi, può essere dovuto non solo ad aspetti progettuali, ma anche, ad esempio, all’uso di benzine non ottimali o a temperature dell’aria aspirata notevolmente alte (in sede di sviluppo occorre tener conto delle condizioni di funzionamento più estreme, che si allontano enormemente da quelle nominali, anche se possono verificarsi molto raramente nell’uso del veicolo).
Per avere il corretto rapporto di compressione, la camera di combustione ha perciò un andamento molto uniforme, non presenta estese zone di squish e le valvole di aspirazione hanno la faccia del fungo rivolta verso la camera stessa leggermente scavata, ottenendo inoltre una importante riduzione di peso.
Terminiamo la descrizione della testa del nuovo TSE, osservando che il sistema di chiusura valvole non sfrutta i semiconi, peculiarità che aveva caratterizzato alcune recenti versioni del TS, ma torna ai classici semianelli, decisamente più economici e semplici da asportare e riposizionare durante la registrazione dei giochi di funzionamento, se si lascia la testa stessa montata sul cilindro.
Per analizzare a fondo le caratteristiche del Testastretta Evo-luzione è bene fare anche alcune considerazioni sul suo valore di alesaggio. Il carter motore e i cilindri permetterebbero infatti di ospitare un alesaggio massimo di 106 mm che, rispetto al valore utilizzato, pari a 104 mm, avrebbe consentito di ridurre la corsa a tutto vantaggio del contenimento della velocità media del pistone e, dunque, delle sollecitazioni meccaniche.
Impiegare però un alesaggio superiore a quello già adottato sul TS della 999 R avrebbe obbligato i tecnici a effettuare una completa rivisitazione dei pistoni, delle fasce elastiche e dell’equilibratura del manovellismo.
Dunque, è stato deciso di sfruttare l’esperienza accumulata con l’alesaggio di 104 mm. Per evitare che l’aumento della corsa rispetto a quella utilizzata sul TS della 999 R provocasse l’incremento della lunghezza di ciascun gruppo termico e per mantenere dunque invariata la quota del piano testa, è stata notevolmente ridotta l’altezza di compressione dei pistoni rispetto a quella posseduta dai medesimi elementi usati sempre sulla 999 R.
Si noti che l’interasse delle bielle (in acciaio, con superficie trattata tramite vibroburattatura, in modo da renderla esente da qualsiasi imperfezione) non è stato modificato ed è perciò pari a 124 mm, mentre il valore massimo della corsa raggiungibile vale 71 mm ed è definito dagli ingombri interni del carter motore, primo fra tutti quello dovuto alla presenza dell’albero per il comando delle cinghie della distribuzione, e relazionato anche con lo spazio occupato dal movimento delle mannaie di equilibratura, che con le bielle in acciaio, non possono avere dimensioni eccessivamente ridotte.
A causa della limitata altezza di compressione è stata posta una particolare attenzione nella definizione dei pistoni, ottenuti tramite processo di forgiatura. Ad esempio, sono state aggiunte due nervature di rinforzo in prossimità delle portate dello spinotto, parallele all’asse dello stesso, e sulla loro testa è presente una piccola bombatura disposta tra le cave valvole, il cui scopo principale non è quello di accrescere il rapporto di compressione, bensì di rinforzare questa zona che è termicamente molto sollecitata.
Sempre per contenere le sollecitazioni termiche è stata effettuata una intensa attività di sviluppo e sperimentazione sui getti di olio che devono raffreddare il cielo dei pistoni. Sul TS venivano generati da specifici fori calibrati, presenti nel carter motore in prossimità delle portate dei cuscinetti di banco. La loro azione era però poco uniforme, poiché agivano con prevalenza solo su una parte del pistone.


   

Sono perciò stati utilizzati degli ugelli con i quali è stato possibile indirizzare meglio il getto d’olio, che ora incide nella zona centrale del cielo, ovvero quella più calda poiché prossima all’area in cui ha origine la combustione.
L’orientamento di questi ugelli è stato stabilito tramite un motore utilizzato in condizioni di motoring (cioè trascinato), appositamente attrezzato con elementi trasparenti montati sui gruppi termici. La definizione della portata e della pressione del fluido, fortemente condizionate dal funzionamento in firing del motore (ovvero normalmente acceso), è stata invece effettuata tramite l’ausilio di un software di calcolo.
L’attività di sviluppo prevede anche la valutazione dell’efficacia del raffreddamento ottenuto con il nuovo sistema, sottoponendo il pistone a un test di durezza svolto in alcune sue specifiche zone, dopo aver “maltrattato” il motore con una prova di durata effettuata sul banco freno (queste prove di durata prevedono un numero di ore di funzionamento a diversi carchi e regimi). I valori di durezza Brinell così ottenuti vengono poi confrontati con quelli rilevati sul pistone nuovo, in modo da verificare il decadimento della lega con la quale è costruito il componente. Tramite una specifica tabella che pone in correlazione la lega stessa e la durezza rilevata, si può anche ottenere un’indicazione della temperatura di lavoro alla quale è stata sottoposta la specifica zona del pistone.
Per quanto riguarda i già citati segmenti di tenuta, occorre osservare che è stata fatta un’intensa attività di messa a punto per quello superiore, al fine di contenere il blow-by.
L’albero motore ha ovviamente la corsa modificata rispetto a quella dell’omologo componente usato sul TS, ma questa non è stata l’unica variazione introdotta.
Infatti, il suo circuito interno di lubrificazione ha subìto una profonda rivisitazione. In quello precedente, la parte terminale del canale obliquo affacciata al perno di biella aveva forzatamente una sezione ellittica.
La svasatura che doveva essere praticata per raccordarlo convenientemente con la superficie su cui agiscono le bronzine era complessa da realizzare.
Con la nuova soluzione, i condotti interni rimangono sempre obliqui rispetto all’asse di rotazione dell’albero, ma nell’ultimo tratto si raddrizzano, uscendo dunque perpendicolarmente all’asse del perno di manovella. Ciò ha permesso di semplificare in modo sensibile la realizzazione della svasatura di raccordo, riducendo i costi. Il diametro del perno di manovella (42 mm) e quello dei perni di banco (35 mm), non sono stati modificati.
La zona di ricoprimento di tali perni vale perciò 6,15 mm. Sul carter motore non sono state fatte variazioni degne di nota, se non quella di cambiare la posizione del sensore di giri/fase, che è ora montato perpendicolarmente all’asse di rotazione della ruota dentata dell’albero sfruttato per comandare il moto delle cinghie della distribuzione.
I denti di tale ruota fungono da elementi fonici e su alcuni di essi viene praticata una fresatura (riduzione della loro fascia), in modo da generare l’irregolarità nel segnale elettrico, con la quale la centralina di controllo motore può riconoscere la fase di funzionamento di ciascuna unità termica, stabilendo correttamente gli anticipi dell’accensione e l’istante di inizio dell’iniezione.
E’ stato sperimentato che questa nuova posizione del sensore, rispetto alla precedente che era parallela all’asse dell’albero per il comando delle cinghie della distribuzione, è meno sensibile alle irregolarità geometriche della ruota dentata e, dunque, la forma d’onda elettrica generata è più stabile e prossima a quella nominale. L’alesaggio del TSE, come già affermato, vale 104 mm e non è variato rispetto a quello del TS della 999 R, mentre la corsa, sempre rispetto al TS della 999 R, sale da 58,8 mm a 64,7 mm (le quote geometriche fondamentali del manovellismo del TS versione S, sono invece di 100 mm per l’alesaggio e 63,5 mm per la corsa).
La durata e gli anticipi della fase di aspirazione e scarico non hanno subìto, sul TSE, delle variazioni sensibili rispetto a quelle adottate sul TS della 999 S mentre, rispetto al TS della 999 R, le durate continuano ad essere paragonabili, ma l’inizio della fase di aspirazione del TSE è ritardata.
Le alzate delle valvole rimangono sostanzialmente invariate rispetto a quelle del TS adottato sulla 999 S, mentre quelle del TS della 999 R sono sensibilmente più elevate. Il contributo del nuovo sistema di scarico della sportiva Ducati, radicalmente diverso da quello usato sul precedente modello, è stato determinante per ottenere le ottime prestazioni assolute del TSE. I collettori non sono infatti separati tra di loro, come accadeva sulla 999, ma si uniscono in un elemento ad “Y”, posizionato sul lato destro della moto.
Da qui si diramano poi due tubi che si innestano nei due piccoli silenziatori posti sotto alla sella. L’impiego dei silenziatori appena citati è stato possibile poiché, finalmente, i tecnici Ducati hanno deciso di applicare la farfalla per parzializzare la sezione dello scarico in prossimità della “Y”.
Con questo dispositivo, infatti, è possibile rispettare le norme di omologazione per le emissioni acustiche, anche se i volumi di smorzamento delle onde di pressione che generano il rumore, sono decisamente contenuti.
Il telaio della nuova sportiva Ducati è il classico traliccio, costruito con elementi in acciaio altoresistenziale di diametro circolare (il suo peso è di soli 9 Kg, 1,5 Kg in meno rispetto a quello della 999). Anche se l’impostazione di base non è variata, su di esso è stato compiuto un grande lavoro per definire le dimensioni dei singoli tubi, in modo da contenere il peso e ottimizzare la rigidità.
Infatti, quella torsionale diminuisce leggermente rispetto a quella del telaio della 999 (passa da 2430 Nm/° a 2310 Nm/°), mentre aumenta la rigidità alla flessione (passa da 1320 Nm/mm a ben 2988 Nm/mm).
All’interno della ciclistica, il propulsore continua a svolgere la funzione di elemento strutturale e il fulcro attorno al quale ruota il forcellone, che attraversa il carter motore, viene fissato alle estremità basse e posteriori del telaio stesso.
L’assetto della 1098 è finalmente “picchiato” e non perfettamente orizzontale come quello della 999, che se poteva essere redditizio in fatto di comfort di guida (non venivano caricate eccessivamente le braccia) era decisamente brutto da vedere e non si addiceva a una sportiva di razza.
Ciò che caratterizza fortemente la 1098 è però senza dubbio il massiccio forcellone monobraccio. La sua realizzazione fa chiaramente supporre che, tra i tecnici Ducati, il gusto per le forme abbia avuto il predominio sulla razionalità. Di certo, non si può dire che il forcellone usato sulla 1098 non vada bene (è costruito con elementi in alluminio fuso e altri in alluminio imbutito, tra di loro saldati, e pesa 5,1 Kg), ma l’ultima versione di quello montato sulla 999 convinceva molto per la sua rigidità rapportata al contenimento dei pesi (dunque non intesa in senso assoluto).
La nuova sospensione posteriore della 1098 ha permesso, però, di riposizionare il cinematismo di comando del monoammortizzatore, rendendo l’insieme decisamente più compatto e funzionale.
Concludiamo questa analisi della sportiva Ducati sottolineando il fatto che anche i freni anteriori sono stati notevolmente evoluti. Il diametro dei dischi è infatti passato da 320 mm a 330 mm, mantenendo una fascia frenante molto stretta, caratteristica fondamentale per aumentare il suo raggio efficace (che sale da 145 mm agli attuali 150 mm).
La campana di unione con il cerchio ruota ha dimensioni molto contenute, per ridurre il peso, ed è collegata alla fascia frenante non più tramite 10 nottolini, ma solo con 6. Anche se sono accresciute le dimensioni dei dischi anteriori (e conseguentemente le prestazioni frenanti), il loro peso, di 1390 grammi, è identico a quello degli analoghi elementi usati sulla 999. Le pinze (denominate M4.34 con quattro pistoncini contrapposti due a due, aventi diametro di 34 mm) sono ovviamente ad attacco radiale, ma monoblocco e cioè non realizzate tramite il montaggio con viti di due parti separate.
Questo accorgimento permette di aumentare la loro rigidità e, dunque, di rendere la frenata ancora più efficace e immediata.
Sulla versione S della 1098, infine, i cerchi ruota sono in alluminio forgiato, un processo di lavorazione molto pregiato, che rispetto alla fusione permette di ottenere piccoli spessori (peso contenuto e dunque una ridotta inerzia), conservando però un’eccezionale affidabilità meccanica.



 


 

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