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In questo numero di TECNICA DELLE MOTO ITALIANE...
Sei cilindri sono proprio un pesante fardello da portare in giro per una motocicletta. E qualcuno dirà anche inutile. Sulla base di mere considerazioni di funzionalità ed essenzialità, potremmo anche essere d’accordo: ma se veramente l’architettura motociclistica dovesse seguire questa linea di pensiero, probabilmente ci muoveremmo tutti su piccole motociclette monocilindriche.
E fu così che, negli anni della massima sperimentazione motoristica, ai progettisti sembrò opportuno, anzi quasi indispensabile, che le future moto sportive dovessero guardare a un frazionamento maggiore del classico quattro cilindri.
Col senno di poi abbiamo ben realizzato che alla fin dei conti le sei cilindri sportive degli anni ’70 e seguenti non furono altro che un esercizio di stile e tecnologia volto più che altro alla ricerca di prestigio nell’affollato panorama motociclistico dell’epoca.
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Della MGS-01 si è parlato tanto, ma un’analisi approfondita di questa stupenda moto non è mai stata fatta. Incastonare il possente bicilindrico Guzzi all’interno di forme sportive e accattivanti, ottenere una moto con un handling fantastico e cercare cavalli con un’unità motrice raffreddata ad aria, non è compito facile. Era dunque d’obbligo incontrare Giuseppe Ghezzi, il creatore della MGS-01, per scoprire come sia riuscito a trovare l’ottimo di tutte le variabili presenti in un progetto tutt’altro che semplice. Prima di iniziare l’analisi tecnica del veicolo, occorre però spendere due parole su questo giovane personaggio. Giuseppe ha infatti una curiosità infinita e non smetterebbe mai di “abbeverarsi alla fonte della sapere tecnico”. E’ sempre alla ricerca di qualche cosa di innovativo e diverso attinente al settore motociclistico, ma che abbia comunque un preciso rigore logico. Ovviamente, come accadde di frequente, accanto…... >>>clicca qui per leggere l'articolo
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