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GUZZI MGS-01 GUARESCHI
Di Gianpaolo Riva

Quando l’editore mi ha chiesto di fare un articolo su un concessionario Moto Guzzi parmense di nome Guareschi, il cui figlio partecipava con soddisfazione al campionato BoTT con una MGS 01, ho pensato che si trattasse della famiglia di Vittoriano (Vitto per gli amici), ovvero del collaudatore della Ducati da MotoGP, ed effettivamente, avevo ragione.
Entrato in officina, ho trovato la famiglia al completo: il papà Claudio, la mamma Loredana, i figli Gianfranco (il pilota e il preparatore della MGS 01) e Vitto. Prima di iniziare a parlare della moto, lasciatemi perciò fare i complimenti a Claudio e a Loredana, per aver cresciuto due figli fantastici. Sono, infatti, due ragazzi appassionatissimi di moto, umili (non si danno arie) e concreti in quello che fanno.
La vita di sacrifici fatta da questi due genitori ha senza dubbio dato i suoi frutti, ai quali va aggiunta una bellissima concessionaria Moto Guzzi (della serie: il tempo è sempre galantuomo...). Quando ho incontrato Gianfranco, stava preparando la sua MGS 01 per andare in pista il giorno seguente.
Dunque, ho avuto la fortuna di vedere questa moto parzialmente smontata. Il pilota e preparatore parmense si è tolto parecchie soddisfazioni con questo veicolo, tra le quali, questo anno, la vittoria a Daytona di due bellissimi trofei: uno come miglior pilota internazionale e l’altro come miglior moto della categoria Battle of the Twins.
Gianfranco non ha rivoluzionato la MGS 01, ma ha fatto un’attenta messa a punto di tutte le sue parti, uno sviluppo che avrebbe dovuto perseguire nel tempo il costruttore stesso, ma che invece sembra aver completamente abbandonato. Forse la Moto Guzzi non crede in questa bellissima moto sportiva, che le avrebbe potuto dare un’eccezionale immagine se fosse stata omologata per l’uso stradale, anche in poche unità. Questo discorso ci porterebbe lontano, dunque è meglio troncarlo immediatamente...
Gianfranco si merita tutta la nostra ammirazione per il lavoro che è riuscito a fare sulla MGS 01, portandola a eccellenti livelli di competitività. Il limitatore del regime massimo viene posto a 9100 giri e la potenza massima raggiunta è di 136 Cv a 8700 giri: dunque, il propulsore possiede un considerevole allungo. Sul gruppo termico del motore viene fatta un’accurata lucidatura dei condotti di scarico e aspirazione, raccordandoli perfettamente in corrispondenza del setto di divisione.
Le valvole rimangono originali, ma ovviamente vengono caricate maggiormente le molle tramite degli appositi spessori, in modo da non provocare fenomeni di “sfarfallamento” agli elevati regimi di rotazione. Si noti che non vengono accorciate le estremità delle guide valvole, che sporgono nei condotti di scarico e aspirazione, per non compromettere il corretto scorrimento delle valvole stesse. I pistoni non vengono cambiati: Gianfranco utilizza perciò quelli originali costruiti dalla Cosworth.
Queste unità non sono realizzate con gli accorgimenti dettati dalle più recenti tendenze tecniche (non hanno il mantello contenuto nelle dimensioni e non possiedono una ridotta altezza di compressione), ma sono comunque performanti per il motore Moto Guzzi.
Soprattutto la considerevole altezza di compressione permette di dissipare meglio il calore verso il cilindro, contenendo le temperature nella zona critica del pistone, vale a dire dove si sviluppa la combustione.
Ciò che viene fatto da Gianfranco nel gruppo termico è un’attenta definizione delle altezze di squish, del rapporto di compressione e del diagramma della distribuzione, di cui ha ritoccato la zona di incrocio.
Ovviamente, il tecnico–pilota non ha voluto raccontarci molto su queste modifiche.
La sua reticenza è comunque perfettamente comprensibile, poiché queste soluzioni, anche se possono sembrare scontate, sono, in realtà, il frutto di ore di lavoro spese per ricercare il miglior compromesso tra affidabilità e prestazioni e per capire in modo intimo le caratteristiche di funzionamento del propulsore.
Ricordiamo, inoltre, che i gruppi termici raffreddati ad aria non sono semplici da elaborare. Infatti, se non si possiedono le conoscenze necessarie, è facile commettere degli errori nella definizione dei parametri di base che governano il riempimento dei cilindri, la formazione della miscela e la combustione: di conseguenza, si possono danneggiare i pistoni a causa delle temperature che salgono in modo vertiginoso.


   

Inoltre, l’incremento del rapporto di compressione unitamente a un maggior incrocio del diagramma della distribuzione fa avvicinare tremendamente i funghi delle valvole alla testa del pistone durante la fase di incrocio stessa: dunque, anche in questo caso, occorre porre la massima attenzione per non provocare la distruzione degli elementi presenti in camera di combustione.
Ovviamente, dopo aver definito i gruppi termici, Gianfranco esegue un’attenta messa a punto dell’elettronica che gestisce il propulsore. Gli anticipi dell’accensione e i tempi dell’iniezione vengono perciò accuratamente calibrati, utilizzando un software specifico che dialoga con la centralina.
L’hardware del sistema di controllo del motore rimane, invece, perfettamente originale e non vengono modificati né i collettori di aspirazione, né tanto meno gli iniettori. Anche l’airbox rimane assolutamente originale. Il manovellismo del motore non viene modificato, ma ovviamente l’albero motore viene equilibrato perfettamente. Inoltre, per garantire una perfetta lubrificazione, indispensabile anche in funzione delle aumentate prestazioni, il tecnico–pilota parmense agisce sulla pompa dell’olio, in modo da aumentare la sua mandata.
Grande merito dell’incremento delle prestazioni deriva anche dal sistema di scarico, prodotto dalla Quat-D. Gianfranco ha dichiarato che con questo sistema è stato possibile guadagnare ben 6 Cv!
Il collettore ha il diametro incrementato da 50 a 52 mm e il materiale utilizzato per realizzare lo scarico non è il titanio, ma un particolare metallo denominato linconel. Si tratta di un acciaio molto particolare, con uno spessore ridotto a 0,8 mm, dunque molto leggero, che conserva però eccezionali doti di affidabilità meccanica. Anche sulla trasmissione della MGS 01 non vengono effettuate modifiche “sconvolgenti”, ma si realizza una messa a punto che migliora sensibilmente gli scorrimenti e gli innesti marcia, vera nota dolente del prodotto di serie. Claudio, il papà di Gian-franco, ci ha infatti mostrato il lavoro certosino di modifica fatto sul selettore delle marce, che fin dalle sue origini ha sempre avuto problemi di funzionamento.
Anche le forcelle che muovono gli scorrevoli del cambio e le loro aste sono state modificate per aumentarne la scorrevolezza.
Il risultato finale è eccezionale: sulla moto da corsa le marce entrano benissimo e velocemente, fatto fondamentale per essere vincenti durante una competizione, dove gli innesti dei rapporti devono essere precisi e devono poter essere azionati con estrema rapidità. Ovviamente, la campana della frizione della MGS 01 “perde” la corona del motorino d’avviamento, componente non presente sul veicolo da corsa.
Inoltre, la campana stessa e i dischi della frizione sono abbondantemente alleggeriti. I rapporti della trasmissione finale, realizzata con un albero–cardano e una coppia conica con scatola flottante di derivazione Moto Guzzi V11, vengono opportunamente modificati, in modo da adattarli ai tracciati sui quali la moto deve essere utilizzata. Anche per questo componente viene effettuata un’accurata messa a punto per limitare gli attriti interni. Terminiamo l’analisi della bellissima MGS 01 di Guareschi, descrivendo le modifiche apportate alla ciclistica.
Il telaio rimane inalterato nelle dimensioni e nelle forme. Viene invece modificata l’idraulica degli steli della forcella Öhlins (il contributo di Andreani è strategico) e dell’ammortizzatore posteriore, al quale viene aggiunto un comando remoto per poter regolare più agevolmente il precarico della molla. La pompa del freno anteriore e quella della frizione sono di tipo radiale, realizzate dalla Brembo e, per giunta, ricavate dal pieno. I cerchi ruota originali vengono sostituiti con dei Marvic realizzati in magnesio. Il risparmio di peso su ogni elemento è di circa 1,5 Kg e, dunque, i benefici sul loro momento di inerzia e sull’effetto giroscopico sono notevoli.
Il canale del cerchio posteriore è, inoltre, di ben 6” (quello utilizzato dalla Moto Guzzi è di 5.50”), quindi è stato possibile utilizzare un pneumatico da 190 mm di larghezza, al posto di quello normalmente montato, che ha dimensioni pari a 180 mm.



 


 

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