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CICLISTICA GUZZI MGS-01
Di Gianpaolo Riva

Della MGS-01 si è parlato tanto, ma un’analisi approfondita di questa stupenda moto non è mai stata fatta. Incastonare il possente bicilindrico Guzzi all’interno di forme sportive e accattivanti, ottenere una moto con un handling fantastico e cercare cavalli con un’unità motrice raffreddata ad aria, non è compito facile.
Era dunque d’obbligo incontrare Giuseppe Ghezzi, il creatore della MGS-01, per scoprire come sia riuscito a trovare l’ottimo di tutte le variabili presenti in un progetto tutt’altro che semplice. Prima di iniziare l’analisi tecnica del veicolo, occorre però spendere due parole su questo giovane personaggio. Giuseppe ha infatti una curiosità infinita e non smetterebbe mai di “abbeverarsi alla fonte della sapere tecnico”. E’ sempre alla ricerca di qualche cosa di innovativo e diverso attinente al settore motociclistico, ma che abbia comunque un preciso rigore logico.
Ovviamente, come accadde di frequente, accanto a queste persone, che sono al tempo stesso icona e anima delle loro creature (senza di loro, moto come la MGS-01 perderebbero il senso di esistere, cadendo in un triste anonimato), c’è sempre una grande azienda. La Moto Guzzi ha infatti avuto il merito di credere in un progetto difficile, ma che senza dubbio poteva svilupparsi solo “sotto le ali della grande Aquila”.
Inoltre, la strategia fino ad ora adottata dall’azienda lombarda è stata assennata: infatti, la MGS-01 non viene prodotta in moltissime unità, ma solo per gli appassionati che vogliono correre in pista o per quelli che unicamente desiderano e possono possedere un simbolo che è già nella storia del motociclismo. Dunque, anche per il 2006, verrà realizzato un piccolo lotto di questo magnifico veicolo. Iniziate perciò a fare la fila davanti ai cancelli della Moto Guzzi se vi interessa acquistare una MGS-01... Dopo la dovuta introduzione, dedichiamoci ora all’analisi della magnifica sportiva di Mandello del Lario. L’esame verrà diviso in due parti: la prima relativa alla ciclistica e la seconda all’unità motrice. Come già osservato, imbrigliare un motore possente, più adatto a una “maschia” naked che a una filante sportiva, è stato tutt’altro che semplice. Il problema doveva essere risolto con linearità di pensiero, senza cioè inventarsi soluzioni complesse che avrebbero appesantito la linea della motocicletta. Si noti, infatti, che l’approccio progettuale fatto per la MGS-01 è estremamente moderno, ovvero si basa sulla convinzione che lo stile debba fondersi perfettamente con tutte le soluzioni tecniche necessarie. Il motore doveva perciò rimanere appeso a un semplice e robusto telaio, non visibile (solo in questo modo si sarebbe preservata la linea snella del veicolo).
Era inoltre necessario adottare un forcellone bibraccio che, oltre ad avere il grande vantaggio di essere stressato in modo simmetrico dalle sollecitazioni, avrebbe rafforzato anche l’indispensabile identità sportiva della moto.
Inoltre, la scelta di questo tipo di sospensione posteriore era obbligatoria, poiché veniva utilizzata la trasmissione ad albero della serie V11, con scatola della coppia conica flottante e non portante (caratteristica invece presente sul recente CA.R.C.).

 
 

Era dunque necessario che tale scatola venisse sostenuta dal perno ruota, solidale con i bracci del forcellone. Il problema più grosso da risolvere era però progettare la zona del fulcro della sospensione posteriore con una forma snella. Infatti, se non si fosse adottata una soluzione particolare, si rischiava di appesantire notevolmente la zona centrale del veicolo e questo non doveva assolutamente accadere. Nell’affrontare tale problema, Giuseppe ha messo in mostra le sue capacità progettuali. Il suo pensiero, infatti, è come sempre stato semplice, ma molto razionale. Poiché l’unità motrice della MGS-01 era sufficientemente rigida, non era necessario vincolare il forcellone al telaio, ma bastava far svolgere la funzione di sostegno al cambio (quello della V11 con trasmissione primaria allungata, adattata cioè alla maggior potenza del propulsore) e al carter motore, realizzando opportunamente la sezione posteriore in alluminio.
Da un punto di vista squisitamente ingegneristico, questa soluzione rappresentava una vera sfida: infatti, nessuno avrebbe potuto ipotizzare se la struttura complessiva avesse le necessarie caratteristiche meccaniche per resistere alle sollecitazioni. Giuseppe ci ha raccontato come, con comprensibile trepidazione, abbia portato il gruppo della sospensione nel reparto sperimentale Aprilia, per fare dei test di resistenza a fatica.
Tale gruppo, sul quale, al posto dell’ammortizzatore, era stato installato un puntone rigido, venne montato su un banco prova che produceva sforzi ciclici verticali di notevole entità, applicati all’estremità del forcellone. Solitamente, questo tipo di prove ha un esito distruttivo, al fine di poter esaminare e modificare adeguatamente l’elemento che ha avuto il cedimento meccanico.
Nel caso della struttura della MGS-01, con soddisfazione di molti e sorpresa di altri (alcuni scettici), l’esame venne superato a pieni voti. Infatti, durante l’intero test non si ruppe nulla, validando dunque l’affidabilità di tutto il sistema. Al termine del collaudo, venne comunque applicato un carico elevatissimo per raggiungere il limite di resistenza strutturale e, in questo caso, gli unici elementi che cedettero furono le leve del link di progressione tra il puntone, che sostituiva l’ammortizzatore, e il forcellone. Giuseppe ha anche sottolineato che, durante una gara di durata (la 12 ore di Albacete del Mondiale Endurance), la MGS-01 ha avuto un problema al cambio dovuto all’allentamento delle ghiere dell’albero primario (prontamente modificate in produzione) e non a un cedimento strutturale.
Al momento del guasto, la moto si trovava in diciassettesima posizione, davanti alle Ducati, Benelli, MV Agusta e a una manciata di moto giapponesi. Il cambio venne sostituito in soli cinquantasei minuti (merito della razionale impostazione telaistica del veicolo) e la gara venne terminata in ventunesima posizione, con ovazione dei presenti (pensate a quale sarebbe stato il risultato se non fosse accaduto…

L’articolo completo è disponibile sul numero di marzo di “Tecnica delle Moto Italiane”

 



 

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