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GLI SCARICHI MIVV
Di Lorenzo Miniati

Mivv è l’acronimo di Metal Industria Val Vibrata, vale a dire la zona dove, nei primi anni Settanta, sorsero gli stabilimenti nei quali tutt’oggi si producono impianti di scarico, per i settori auto, moto e veicoli industriali, destinati sia al prodotto di serie come primo equipaggiamento che per il veicolo usato sotto forma di ricambio after-market. Questa impresa è nata a opera di un gruppo di giovani imprenditori appassionati del mondo dei motori, che hanno deciso di dar vita a questa società prima nel settore auto, sviluppandosi prevalentemente nell’area del Nord Europa, e poi, verso la metà degli anni Novanta, anche in quello relativo alle moto.
I primi marchi con i quali l’azienda ha allacciato un rapporto di collaborazione sono Aprilia e Ducati e, così come aveva fatto precedentemente nel settore delle quattro ruote, con essi porta avanti sia il discorso relativo alla produzione di serie, che quello riguardante la realizzazione di componenti after market. A illustrarci le caratteristiche di questa realtà industriale è Danilo De Bernardinis, direttore del settore Marketing e Business Develop-ment della ditta abruzzese, che ci ha fatto da cicerone durante la nostra visita all’interno degli stabilimenti.
“L’azienda vanta una grande esperienza – è l’esordio di De Bernardinis - in quanto conta su un interscambio di informazione all’interno dei tre reparti di cui è composta: quello che si occupa del primo equipaggiamento, detto anche OIM, quello che si occupa del settore aftermarket e quello che si occupa delle competizioni.
   

Vengono perciò affrontanti moltissimi aspetti, che vanno dalle emissioni inquinanti, sia acustiche che a livello di gas di scarico, ai tipi di materiale da utilizzare, tra acciaio, alluminio, carbonio e titanio, fino alle diverse soluzioni tecniche impiegabili per assemblare i componenti che formano l’impianto, quindi saldatura, stampaggio ecc. Non per ultimo, va considerato anche il tipo di finitura estetica che viene data al prodotto finale, parimenti importante sia che si tratti di ricambio after market, sia di componente di primo equipaggiamento. Nelle corse, infatti, il look è relativo, lì contano le prestazioni… Lo scambio di esperienza tra questi tre settori è assolutamente trasversale e non segue un percorso preciso. Ci sono delle riunioni dove gli ingegneri dei vari reparti si scambiano le informazioni raccolte che possono tornare utili anche nelle altre applicazioni previste dall’azienda. E’ una sorta di network in costante evoluzione che costituisce la nostra vera forza.”
Parlando dei tempi necessari per produrre uno scarico aftermarket De Bernardinis ci spiega che ci vogliono circa 4 settimane.
Ma quanto tempo occorre, viceversa, per industrializzare uno scarico di primo equipaggiamento?
A illuminarci in proposito è L'Ing. Zazzetta: “Ci sono sostanzialmente due modi per produrre uno scarico che andrà a costituire l’equipaggiamento di serie di una moto.

 


O si realizza il tutto con attrezzature provvisorie, dove il cosiddetto punto zero è dato da un prototipo di puro montaggio, ovvero non funzionante, utile a valutare i soli ingombri; oppure si procede alla realizzazione di un cosiddetto prototipo rapido, vale a dire la stampa tridimensionale in scala 1:1 del modello realizzato al computer con un programma di CAD. Quest’ultimo metodo, che si chiama stereolitografia, permette di definire dimensionalmente il componente con una precisione di un decimo di millimetro. Il prototipo rapido, realizzato in duraform (un derivato del teflon, ndr) ci permette poi di realizzare la cosiddetta dima, o maschera, di piegatura, quella di rifilatura e, infine, quella di controllo. E’ interessante notare che la precisione con cui viene realizzato il prototipo rapido è ben al di sopra di quella di piegatura, quindi rappresenta una sorta di calco perfetto del prodotto finale. Si parte da un blocco di resina polverizzata che viene sinterizzata attraverso un laser. In pratica, il laser solidifica la parte che va a colpire, mentre tutto il resto rimane polvere e viene scartata via dal pezzo. Tanto per dare un’idea dei tempi con cui lavora questo tipo di macchina, basti pensare che per prototipare un catalizzatore ci vogliono circa 40 ore, mentre per realizzare un semicollettore circa 20.”
 

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