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MORINI 1200 CORSA CORTA
Di Gianpalo Riva

La Moto Morini rinasce grazie soprattutto al motore che equipaggia i due modelli fino ad ora prodotti: la Corsaro e la più recente 9 1/2, curata dall’Ing. Corrado Cominetti. La cilindrata di questa unità propulsiva progettata da Lambertini, un tecnico di grande fama ed esperienza, è pari a 1186,94 cc, ottenuti con una corsa di 66 mm e un alesaggio di 107 mm, che fanno perciò risultare un rapporto corsa/alesaggio di 0,62. Dunque, uno degli elementi di distinzione di questo propulsore è senza dubbio la corsa veramente ridotta in relazione al considerevole alesaggio. Questa particolarità permette di contenere l’altezza dei gruppi termici, senza dover adottare bielle troppo corte o pistoni con rapporto di compressione troppo basso.
Le due unità termiche hanno un angolo compreso di 87°, che permette di contenere la dimensione longitudinale del propulsore di qualche centimetro rispetto alla soluzione di 90° e genera comunque minime vibrazioni (dovute all’equilibrio intrinseco del manovellismo non perfetto). L’utilizzo di un alesaggio considerevole, inoltre, non induce particolari problemi sul tempo e il modo della propagazione del fronte di fiamma in camera di combustione.
Infatti, più della metà del tempo necessario a incendiare completamente la miscela aria-benzina viene sfruttato per innescare tale fenomeno tramite la scintilla che scocca tra gli elettrodi della candela.
Dunque, occorre essere certi che siano presenti le condizioni tali per cui la combustione possa avvenire in modo perfetto e rapido. Deve quindi essere garantita la giusta concentrazione di benzina e aria in prossimità della candela e la scintilla non solo deve avere una tensione di picco sufficientemente alta, ma deve durare un tempo sufficientemente lungo, in modo da sostenere correttamente i fenomeni chimici e termici che si sviluppano in camera di combustione.
Per concentrare la miscela in prossimità degli elettrodi della candela, la camera stessa presenta estese aree di squish e la testa del pistone non è eccessivamente bombata, in modo da non alterare l’uniformità della superficie che delimita il volume nel quale si svolge il processo che sviluppa energia meccanica.
Sempre con l’intento di rendere questa superficie limitata in estensione, e perciò ottenere un buon rendimento termico, è stato scelto un angolo compreso tra le valvole molto ridotto, che ha permesso di raggiungere un rapporto di compressione pari a 12,5:1.
Si noti che sulla gloriosa Moto Morini 3 1/2 (dalla quale deriva ovviamente il nome della nuova 9 1/2), la camera di combustione era ricavata nella testa del pistone ed era perciò di tipo Heron.
Lambertini ha però osservato che questa soluzione, capace di garantire consumi di carburante molto contenuti e prestazioni ottimali, sarebbe difficilmente applicabile sul propulsore che equipaggia la 9 1/2, poiché il pistone dovrebbe essere adeguatamente dimensionato, aumentando perciò inevitabilmente il suo peso. Altra caratteristica del manovellismo del propulsore della Moto Morini è data dal tipo di albero motore utilizzato, che infatti è scomponibile.
L’aver scelto una corsa corta ha permesso di contenere il valore della massima velocità media del pistone (questo dato vale 18,7 m/sec a 8500 giri/min, regime di potenza massima della 9 1/2), garantendo una limitata sollecitazione del manovellismo.
Perciò, anche per questo motivo, è stato possibile realizzare il particolare albero motore, sul quale agiscono due bielle realizzate in acciaio con la testa in un sol pezzo (non scomponibile e dunque avente costi di produzione molto contenuti).
Essa si muove sul perno di manovella non tramite l’interposizione di un cuscinetto volvente ad aghi, ma attraverso uno liscio (bronzina), appositamente progettato per adattarsi alla particolare conformazione della biella stessa.


 


Anche i perni di banco appoggiano su cuscinetti lisci, inseriti in specifici anelli d’acciaio intrappolati nel carter del motore in alluminio durante il processo di fusione.
Il diametro del foro della testa di biella è di 45 mm, con larghezza di 20 mm, mentre l’interasse è di 120 mm, dunque pari a 1,8 volte la corsa. Il manovellismo è stato perciò realizzato in modo da contenere le sollecitazioni agli elevati regimi (e lo stesso vale per l’altezza dei gruppi termici), senza per questo generare sulla canna eccessive spinte laterali da parte del pistone. Lo spinotto che unisce il pistone al piede di biella, appositamente scaricato per limitarne il peso, ha un foro con l’estremità ad andamento conico, in modo da contenere a sua volta il peso complessivo. Inoltre, le sue zone esterne sono particolarmente rifinite (smussate).
Si appoggiano dunque sugli anelli di tenuta che vengono spinti nella sede, evitando un loro eventuale e pericolosissimo disimpegno.
I pistoni sono stampati (la struttura del materiale usato non viene alterata come succederebbe con un processo di fusione, migliorando perciò le proprietà meccaniche del pezzo) e sul mantello è presente un deposito di grafite per limitare gli inevitabili attriti generati col movimento nella canna. Il comando delle valvole avviene attraverso due alberi a camme e su quelli di scarico è stato posizionato un decompressore automatico, per limitare la resistenza in fase di avviamento.
In questo modo non è stato necessario utilizzare un motorino d’avviamento eccessivamente dimensionato e conseguentemente nemmeno una batteria e un circuito di ricarica tali da poter sopportare il conseguente carico elettrico.
I due alberi a camme presenti in ciascuna testa sono supportati tramite una configurazione mista: vicino alla ruota dentata di comando, dove i carichi sono maggiori, è presente un cuscinetto a sfera, mentre sul lato opposto girano su un doppio alloggiamento in alluminio, lubrificato con olio in pressione (sostentamento idrodinamico).
Gli alberi stessi vengono mossi con catene di tipo silenzioso (tenute in posizione da pattini sui quali agiscono dei tenditori meccanici automatici), a loro volta azionate da un albero ausiliario inserito al centro della “V” formata dalle due unità termiche.
L’ingranaggio presente tra tale albero e quello del manovellismo realizza la necessaria riduzione del numero di giri. In questo modo, le ruote dentate presenti sulle estremità delle camme non devono avere un diametro eccessivo, a tutto vantaggio degli ingombri, che rimangono perciò contenuti. Le valvole sono mosse tramite bicchierini e richiamate in sede da due molle a elica cilindrica con posizione concentrica.
Il diametro di quelle di aspirazione, adottate sulla versione del propulsore che muove la Corsaro, è pari a 43,5 mm, mentre per quelle di scarico questo dato vale 35,7 mm. Sul motore utilizzato per la 9 1/2, il diametro di quelle di aspirazione è pari a 40,1 mm, mentre il diametro di quelle di scarico vale 33,9 mm.
Si noti che anche i condotti di aspirazione del 1200 Corsa Corta usato sulla 9 1/2 sono diversi rispetto a quelli realizzati sulla versione del medesimo propulsore adottato sulla Corsaro, al fine di migliorare l’erogazione ai bassi regimi.
Il volano non ha grandi dimensioni, infatti la regolarità di rotazione del manovellismo è stata principalmente ottenuta con la massa dell’albero motore, che doveva…



 

 

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