MENU

REVISIONE DUCATI 851
Di Marco Rainero

Suscita sempre una certa emozione vedere un motore smontato: un misto di curiosità e fascino. Innanzitutto, se il propulsore in questione fa parte di una moto di proprietà e quindi vincolata da un legame affettivo, il sentimento primario è rappresentato da una spiacevole stretta al cuore, quasi come se si fosse al cospetto di una sorta di autopsia.
Quando poi interviene la ragione, invece, può sembrare quasi impossibile che quel cumulo di ferraglia assortita, riposta ancora unta in una cassa, possa, dopo essere stata adeguatamente ripulita e riassemblata con maestria, sviluppare nuovamente potenza, quindi movimento e, conseguentemente, quelle adrenaliniche emozioni che ben conosciamo e delle quali non possiamo fare a meno. Forse qualcuno ha già storto il naso all’espressione “cumulo di ferraglia”.
E’ vero, questa è un’altra osservazione da fare. Ognuno di quei pezzi, dalle forme apparentemente anonime, è un concentrato di tecnologia, frutto di approfonditi studi tecnici finalizzati allo sviluppo delle prestazioni più adeguate per ogni specifico modello, nonché di lunghe sperimentazioni “sul campo”, sia agonistico che stradale, per garantirne parallelamente anche l’affidabilità nel tempo. Quando si è verificata la possibilità, quindi, di assistere allo smontaggio del motore di una Ducati 851 (in versione Base biposto), non abbiamo perso l’occasione sia di soddisfare l’antica curiosità del “com’è fatto”, legata ai già menzionati contenuti tecnologici, sia di assaporare il fascino di entrare nel cuore del mito che tale moto ha rappresentato.
Ci siamo così presentati alla Desmo Tech di Firenze (Tel. 055 6236204), motofficina di recente apertura, ma condotta dalla ultra decennale esperienza di Antonio e Leonardo, vecchie conoscenze nell’ambito ducatistico.
Dopo l’asportazione di carene, sella e codone, serbatoio, airbox, corpo farfallato e tutti quei vincoli elettrici e meccanici (tubazioni di raccordo con il radiatore del liquido refrigerante e dell’olio, collettori di scarico, catena, frusta contachilometri e cablaggi vari) che lo legano alla moto, il motore viene svincolato dal forcellone – che su tutte le Ducati è ancorato direttamente al carter, rendendo il motore elemento stressato della struttura – e, infine, viene “estratto” dal traliccio di tubi che formano il telaio più famoso al mondo e assicurato a un apposito carrello, dotato di attacchi universali per tutti i motori Ducati. Da qui inizia lo smontaggio vero e proprio.
Poiché il corpo motore è costituito da due semicarter uniti lungo la linea mediana verticale, primaria operazione d’obbligo è l’asportazione delle teste, seguite dai cilindri, nei quali vengono lasciati inseriti i pistoni, liberati al piede delle bielle dai rispettivi spinotti, al fine di non cambiare la posizione originale delle fasce elastiche, ma anche per rendere più agevole il riassemblaggio. Il motorino di avviamento, la pompa dell’acqua, la frizione, l’alternatore, gli organi della distribuzione e i vari coperchi sono già appoggiati sul banco.
E’ il momento di aprire “l’uovo” per verificare quale è la sorpresa. Sulla cartella clinica sta scritto che il malato in cura è affetto da un problema al cambio, che è rimasto bloccato in terza. Estratto l’albero motore, si va ad esaminare l’organo dolente: si sfilano gli alberini del cambio, scoprendo così che il responsabile del guasto è una forcella leggermente piegata. Fortunatamente, è un danno di piccola entità: sarà sufficiente sostituirla con poca spesa; ben peggio sarebbe stato se qualcosa si fosse rotto, dato che i detriti avrebbero potuto seriamente danneggiare gli ingranaggi stessi (il motore, però, si è dovuto comunque aprire!).
A questo punto, tutti i pezzi devono essere diligentemente lavati e sgrassati nell’apposita vasca munita di un pennello costantemente irrorato di detergente, non irritante per la pelle e che non danneggia le parti più delicate del motore.
Allora, è tutta qui la difficoltà dell’operazione? Certo che no: la maestria, l’esperienza e, in caso di eventuali elaborazioni, la filosofia interpretativa di un buon meccanico si esprime nel successivo rimontaggio, anche se, già per uno smontaggio eseguito con rapidità e precisione, scevro da danni e impiegando il minor sforzo possibile, sono necessarie delle costose attrezzature dedicate fornite da mamma Ducati.
Una volta reperiti i ricambi necessari, quindi, sono d’obbligo alcuni controlli: si analizzano le bronzine delle bielle e quasi sempre si sostituisce una serie di organi maggiormente soggetti a usura, come i cuscinetti di banco, quelli del cambio e della distribuzione, nonché tutti i paraoli.
Ricordiamo, infatti, che la percorrenza all’attivo del motore in lavorazione ammonta a oltre 75.000 chilometri ed è il primo intervento “a cuore aperto” che tale unità deve affrontare.
C’è da notare, comunque, che questo chilometraggio non rappresenta assolutamente il giro di boa oltre il quale un quattro valvole debba essere rifatto: Antonio porta ad esempio una 851 SP3 con oltre 115.000 chilometri alla quale è stata soltanto cambiata due volte la ruota libera del motorino di avviamento, che si deteriorava a causa dello sforzo anomalo cui era sottoposta nel caso, frequente su quel modello, di batteria in crisi.
La reperibilità dei ricambi anche per le bicilindriche più datate, comunque, non rappresenta mai un problema. Durante queste operazioni di controllo, Antonio sottolinea l’importanza di verificare il perfetto bloccaggio dei tappi di lavorazione dell’albero motore, che consentono anche l’ispezione e la pulizia del passaggio dell’olio che, entrando all’interno dell’albero stesso, va a lubrificare le bronzine della testa della biella. Per l'appunto, uno di essi si era allentato e col tempo, in caso di fuoriuscita dalla propria sede, avrebbe provocato una perdita di pressione, con il conseguente grippaggio anche di entrambe le bielle.


   

Bene: è il momento di iniziare a rimettere insieme i pezzi e richiudere il tutto. Le guarnizioni, durante lo smontaggio, sono state eliminate senza tanti complimenti, tenuto conto che tanto non sarebbero mai potute essere riutilizzate. Ducati, però, non ne fornisce più il kit completo di ricambio, ma adotta, per la chiusura dei carter, esclusivamente l’apposita pasta. In fase di riaccoppiamento di questi ultimi, siccome lo spessore dello strato della pasta è minore di quanto lo fosse quello delle guarnizioni originali, bisogna fare molta attenzione al grado di spessoramento degli alberini del cambio e dell’albero motore. I primi devono poter girare liberamente, con un gioco assiale ben definito che permetta il perfetto inserimento dei rapporti. Per il secondo, invece, l’intervento deve essere fatto in modo un po’ più consistente, con spessorazioni esatte, fino a quando non si riscontri una ben determinata resistenza alla rotazione, che però scomparirà. Le tolleranze esatte, infatti, si ristabiliranno appena il motore si sarà riscaldato e i carter avranno subìto una maggiore dilatazione termica rispetto all’albero motore stesso (all’inizio, anche un po’ di rodaggio farà la sua piccola parte).
Abbiamo così finito di serrare, con il giusto carico, tutti i bulloni di chiusura del carter per mezzo della chiave dinamometrica. Questo strumento, in questa fase, riveste un compito assai frequente e di primaria importanza: ogni singolo dado o bullone deve rispettare lo specifico serraggio prescritto dalla casa, pena pericolosi allentamenti, rotture o deformazioni provocate dalle differenti dilatazioni termiche. Prima di riassemblare la pompa dell’acqua, è necessario disincrostare debitamente le canalizzazioni e verificare gli anelli di tenuta, i cuscinetti e la girante. Si prosegue con il rimontaggio del volano, con annesso ingranaggio del motorino di avviamento, e dei leveraggi per la selezione delle marce. Poi, è il momento di misurare l’esatta distanza esistente tra il sensore di rilevazione dei giri del motore e il relativo riferimento sul volano. La frizione non viene cambiata se non è drasticamente consumata – sempre che le condizioni della campana, del tamburo, dei cuscinetti di supporto e delle guarnizioni del pistoncino non impongano una sostituzione urgente – in quanto è un organo abbastanza rapido da ripristinare, eventualmente anche in un secondo tempo (della serie: non aggiungiamo altre spese, se sono rimandabili!). La stessa considerazione sarà fatta, in fondo a tutta l’operazione, anche riguardo al gruppo della trasmissione finale, corona-catena-pignone.
Ci dedichiamo, a questo punto, a far tornare in essere il vero e proprio cuore pulsante del motore. In seguito a una pignola verifica delle condizioni della superficie interna delle canne, vengono riposizionati i cilindri e le teste, dopo avere effettuato la procedura di revisione delle valvole e dei relativi paraoli. Anche in questo caso, si valuta con il proprietario, qualora quest’ultimo sia disponibile o no a spendere qualcosina in più, se è necessario procedere alla smerigliatura (da effettuare con l’apposita pasta tramite l’ausilio di un appropriato utensile ad aria compressa).
Nei tempi addietro, questa operazione veniva realizzata a mano, con grande arte e maestria, ma più che altro con un’abbondante dose di pazienza.
Oggetto di attenta verifica sono anche i bilancieri, affinché non abbiano perso, sul punto di sfregamento con le camme, la cromatura che li preserva dal consumo anomalo. Tirati, infine, i prigionieri, in questo caso con ancor più attenzione al prescritto carico di serraggio tramite chiave dinamometrica, è il momento di rimettere in fase la distribuzione.
A occhi inesperti, tra alberi di distribuzione, pulegge, cinghie, tenditori e quant’altro, quello della messa in fase appare il momento più delicato. Antonio ci dimostra, invece, che la cosa è estremamente facile. Le pulegge, che vanno semplicemente inserite, due affiancate sull’albero di distribuzione e una su ogni albero camme, vincolate dall’apposita chiavetta e corredate di nuove rondelle fermadadi e ghiere autobloccanti, sono provviste di riferimenti stampigliati che devono essere posti in corrispondenza di quelli impressi sul carter. E’ utilizzabile anche un apposito strumento, pure questo in dotazione alle officine che intervengono sui motori Ducati, che rende questa operazione ancora più rapida e precisa. Il controllo finale della fase può essere effettuato anche per mezzo di un semplice goniometro. Poi è il turno delle cinghie dentate, che vanno messe alla giusta tensione (pure in questo caso è di aiuto un apposito strumento) tramite i tendicinghia. Tutto qui. Piuttosto c’è da prestare la solita attenzione ai particolari usurati o danneggiati: è il caso del rinvio di un tendicinghia di cui, in tempi precedenti, si era bloccato il relativo cuscinetto e per un certo tempo la cinghia, sfilacciandosi e sfregandoci sopra, ne aveva deteriorato la superficie.
Fortunatamente, la cinghia in questione era stata cambiata in tempo, perché vengono i brividi a pensare cosa sarebbe potuto succedere dentro a quel cilindro nel caso si fosse strappata! La percorrenza standard per intervenire sulle cinghie è di 20.000 chilometri, in caso di manutenzione ordinaria, oppure di due anni (a differenza dei modelli SP ed R, per i quali queste scadenze sono dimezzate). Per terminare le operazioni relative alla distribuzione, non rimane che il controllo ed eventuale registrazione del gioco valvole tramite sostituzione degli scodellini.
A questo punto, con un piccolo sforzo e tramite un carrellino, che si solleva a pantografo, il motore può essere di nuovo incastonato nel telaio. C’è ancora da registrare il cavo del gas, riallineare i comandi del corpo farfallato, regolare il minimo a circa 1200 giri e tarare il potenziometro che trasmette le informazioni riguardo i gradi di apertura delle farfalle alla centralina elettronica che gestisce l’iniezione e l’accensione.
Con l’applicazione della cartuccia e il rifornimento di circa 4 chilogrammi di olio, dopo il riposizionamento di tutti gli elementi asportati all’inizio, arriva finalmente la sospirata messa in moto. E’ in programma un’ulteriore rapida serie di controlli per verificare che l’olio vada in pressione, riscontrandone lo sbattimento attraverso la finestrella originariamente dedicata alla regolazione della fase con la lampada stroboscopica, che il liquido di raffreddamento sia correttamente in circolo senza perdite dai raccordi con i manicotti e che l’elettroventola si attivi alla giusta temperatura del liquido stesso.
Dopo il rilevamento delle emissioni di CO analizzate allo scarico, siamo pronti per la prova definitiva su strada, che anticipa la comprensibile emozione del legittimo proprietario, il quale potrà nuovamente riassaporare le inimitabili sensazioni che solo la sua Ducati sa regalargli.



 


 

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO

 

MD Dossier

Annata 2002
Annata 2003
Annata 2004
Annata 2005
Annata 2006
Annata 2007
Annata 2008


Tecnica delle Moto Italiane

Collezione completa






E-MAIL

   


 

WWW.MOTOITALIANE.IT

© 2001-2009 Moto Italiane - Diritti Riservati