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CR&S VUN
Di Lorenzo Miniati

Il progetto della CR&S Vun è nato con la precisa volontà di costruire una monocilindrica. Questa è l’essenza della Vun. I tre soci che hanno partecipato a questa impresa sono infatti grandi appassionati di moto inglesi, in particolare monocilindrici. Si è cercato dunque di riscoprire l’essenzialità della moto e non ci sono dubbi sul fatto che la moto essenziale per eccellenza sia il monocilindrico.
Inoltre, a suo tempo fu fatto uno studio su una moto allestita dagli inglesi della Raceco sulla base di un motore Rotax raffreddato ad aria. Questa moto ha le stesse quote ciclistiche della Vun: quindi interasse, avancorsa, inclinazione cannotto, distribuzione dei pesi ecc. E’ Federico Lippolis, della CR&S, a fare chiarezza su questo primo prototipo, tutt’ora esposto all’interno degli stabilimenti di Settimo Milanese: “Il deus ex machina di questo progetto è lo stesso della Vun, ovvero Roberto Crepaldi, ma in questo caso la moto fu commissionata ai tecnici della Raceco e poi rifinita all’interno degli stabilimenti Paton. E’ da lì, infatti, che è nata la collaborazione tra noi e Roberto Pattoni, tanto che, al momento di decidere dove produrre la Vun, ci fu detto che i locali che sorgono di fianco alla Paton erano liberi e ci siamo trasferiti lì.”
Tutte le fasi di engineering della Vun sono stati infatti portate avanti all’interno della Paton stessa. In pratica, la progettazione su carta è opera dei tecnici Paton, sempre sotto la supervisione di Crepaldi, mentre a livello materiale la moto ha preso forma nell’officina della CR&S.
Chiaramente, questo ha rappresentato una grande comodità nello sviluppo del progetto, anche se prima ci si è dovuti comunque munire di tutte le attrezzature e i macchinari necessari per la prototipazione dei vari pezzi, che prevedono processi di fresatura, tornitura, saldatura ecc.

   

 

Il primo prototipo è stato ultimato nel 2003 e la moto è stata presentata ufficialmente al Salone di Monaco 2004. L’idea era infatti quella di sondare la reazione del pubblico nord-europeo, visto che in Italia i monocilindrici sportivi non vengono purtroppo ancora percepiti come valide alternative per il divertimento su strada.
Al momento della presentazione, comunque, il progetto era ancora svincolato da qualsiasi tipo di concetto legato al marketing o ad analisi di mercato. Tutto ciò è stato fatto a posteriori, proprio in seguito all’entusiasmo suscitato dalla moto in occasione della sua prima apparizione.
Fin dall’inizio, comunque, l’obiettivo era quello di rimanere nell’ambito della produzione artigianale rivolta a un pubblico di appassionati e dunque di piccoli numeri. Effettuato il business plan si è visto però che questo tipo di progetto poteva trasformarsi in realtà con costi relativamente sostenibili.
Nel 2005 la moto è stata ulteriormente affinata e industrializzata. Alla fine di quello stesso anno è infatti avvenuta la presentazione al Salone di Milano in forma definitiva. Al momento in cui scriviamo, i primi esemplari sono già in consegna.
Torniamo all’idea della moto: l’input fondamentale era che fosse un monocilindrico. Purtroppo un costruttore artigianale di nicchia è spesso accolto con diffidenza, per cui si è deciso di puntare su un motore preesistente, noto per le sue caratteristiche di affidabilità.
Una volta fatta la scansione del mercato, il motore migliore è risultato essere il Rotax che equipaggia sia la Bmw F650 che l’Aprilia Pegaso.


 


Si tratta di un’unità costruita in più di 250.000 esemplari, dunque ultracollaudata, i cui ricambi si trovano facilmente in tutto il mondo.
La grande affidabilità di questo motore deriva dal fatto che è uno dei pochi monocilindrici presenti sul mercato progettato per equipaggiare una moto stradale e non una destinata al settore off-road, caratterizzata da un’impostazione decisamente più spinta.
Il cosiddetto Bombardier della Rotax ha infatti i supporti di banco costituiti da bronzine e non da cuscinetti, oltre ad avere la frizione rinforzata e un filtro dell’olio maggiorato dal momento che questa particolare versione impiegata dalla CR&S è quella che equipaggia un ATV Bmw, quindi un quad.
Il fatto che la scelta sia ricaduta su un monocilindrico verticale era poi in sintonia con la filosofia di progetto che voleva a tutti i costi una moto agile, leggera e compatta. In questo modo, si è infatti potuto contenere il valore dell’interasse, che è di soli 1386 mm. Particolare attenzione è stata rivolta anche alla distribuzione dei pesi, spostando il più possibile le masse in avanti.
Con il pilota in sella, il carico sui due assi è ripartito in egual misura: 50% e 50%.
Questa scelta ha però costretto i progettisti a trovare un’altra collocazione per il radiatore dell’acqua, che nella tradizionale posizione avrebbe interferito con la ruota davanti. Per questo sono state utilizzate due unità disposte ai lati del telaio.
Questo layout, testato a fondo, ha messo in evidenza un’efficienza addirittura superiore rispetto alla configurazione classica, nonostante le masse radianti della Vun siano inferiori rispetto a quelle della Bmw F650 e della Aprilia Pegaso.
Un altro aspetto legato alla scelta di accentrare le masse nella parte anteriore del veicolo riguarda la lunghezza del forcellone oscillante, di circa 600 mm, che in questo modo assicura la massima trazione possibile al retrotreno…

 

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